Polemiche
IPI chiede riforma Rai: âCon Meloni a rischio indipendenza editorialeâ
Tv Italiana 24/06/2023

Quanto sarĂ influenzata la Rai dalle nuova gestione governativa affidata a Giorgia Meloni & co.? Istituto Internazionale del Giornalismo (IPI) pensano che lo sarĂ tanto, anzi troppo. E la preoccupazione presso le numerose associazioni di categoria è talmente tanta che IPI, EFJ (European Federation of Journalist) e ECPMF (European Centre for Press and Media Freedom) si sono visti costretti ad una lunga lettera pubblica in cui denunciano che la situazione potrebbe precipitare da un momento allâaltro, non solo dal punto di vista della narrazione allâinterno dei telegiornali Rai ma anche in maniera piĂš capillare in tutti gli anfratti della nostra tv pubblica.
Questo, in breve, il contenuto della lettera pubblica indirizzata al Parlamento italiano:
In qualitĂ di organizzazioni per la libertĂ dei media e dei giornalisti esprimiamo oggi un crescente allarme per le minacce allâindipendenza editoriale della Rai. Chiediamo al Parlamento di avviare un dibattito volto a riformare la governance e il sistema di finanziamento della RAI e a salvaguardarne lâindipendenza.
E proprio sul Consiglio dâAmministrazione Rai, IPI, ed EFJ spiegano:
Attualmente, la governance del servizio radiotelevisivo italiano è fortemente influenzata dal meccanismo di nomina del Consiglio di amministrazione della RAI, che testimonia la sua mancanza di indipendenza dallâesecutivo. Su un totale di sette membri del Consiglio, uno è eletto dai dipendenti RAI, e due dal Governo (uno Camera e uno Senato). A seguito della codificazione di questo meccanismo di nomina nel 2004 (legge 111/2004), modificata nel 2016 (legge 220/2015), la composizione del consiglio ha rispecchiato ondate cicliche di ingerenza politicamente motivata nella governance della RAI a seguito delle elezioni.
Cosa che a quanto pare non sarebbe piĂš troppo lecita:
Come affermato nella Raccomandazione del Consiglio dâEuropa del 2012: âsenza una dimostrabile indipendenza di azione e iniziativa, dal governo cosĂŹ come da qualsiasi altro interesse o istituzione acquisita, le organizzazioni dei media di servizio pubblico non possono sostenere la loro credibilitĂ â. La radiodiffusione pubblica nelle mani di qualsiasi forza politica non è al servizio dellâinteresse pubblico, ma uno strumento nelle loro mani che minaccia lâintegritĂ dei media, condizione essenziale per il funzionamento delle nostre societĂ democratiche.
A minare lâindipendenza della Rai sarebbe anche la volontĂ del Governo di cancellare il Canone Rai, che quindi spingerebbe la nostra Tv di Stato a diventare dipendente da sponsor e aziende private:
Ulteriore fonte di preoccupazione è la proposta di legge recentemente presentata dalla senatrice leghista Mara Bizzotto. Parte della coalizione di governo, gli emendamenti proposti dalla Lega minacciano di restringere ulteriormente lâautonomia finanziaria del servizio radiotelevisivo italiano. Attualmente la RAI è finanziata dai cittadini attraverso un canone piĂš la pubblicitĂ . Secondo la riforma della Lega, il finanziamento dellâemittenza pubblica sarebbe soggetto a una determinazione annuale attraverso la Legge di Bilancio. Anche se un tale emendamento legislativo potrebbe incontrare opposizione allâinterno della coalizione di governo, siamo comunque preoccupati per la proposta della Lega, che, se approvata, ridurrebbe seriamente lâindipendenza finanziaria dellâemittente.
E proprio a proposito della libertĂ di stampa e di espressione, le associazioni di categoria tuonano:
In base agli standard europei sulla libertĂ di espressione, la RAI come emittente di servizio pubblico dovrebbe godere di autonomia operativa e amministrativa da qualsiasi altra persona o entitĂ , compreso il Governo e le sue agenzie. Tale autonomia deve essere sempre rispettata. La Corte costituzionale italiana si era espressa chiaramente, sostenendo che il servizio pubblico radiotelevisivo è da intendersi come un âservizio socialeâ che deve âoffrire al pubblico una gamma di servizi caratterizzati da obiettivitĂ e completezza informativaâ, condizione che può essere soddisfatta attribuendo al Parlamento adeguati poteri di controllo (sentenze Corte Costituzionale 94/1987 e 69/2009).
Unendoci al dissenso espresso dalle associazioni e dai sindacati dei giornalisti italiani ed europei, noi organizzazioni chiediamo al Parlamento italiano di avviare una riforma complessiva della legislazione che regola le emittenti pubbliche italiane. Esortiamo lâItalia a presentare una legislazione volta a proteggere i media di servizio pubblico da indebite interferenze e a garantirne il finanziamento. Tale riforma dovrebbe consentire alla RAI di operare in un quadro di governance sostenibile, con finanziamenti affidabili e adeguati, garantendo sia la sua indipendenza editoriale che la sua responsabilitĂ pubblica, come raccomandato dalla proposta per lâEuropean Media Freedom Act.
Queste giuste osservazioni dellâIstituto Internazionale della Stampa (e della sua corrispettiva versione europea) verranno accolte dallâattuale Parlamento italiano?









