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Mentana frigna con La7 per l’assenza di politici di Destra sul canale
La minaccia di Mentana a La7: se il canale non si apre alla Destra, a gennaio 2027 lascia il Tg. Ma la colpa non è del canale...
Tv Italiana 24/08/2026

La vera grande novità che potrebbe arrivare su La7 non è stata annunciata nel corso della Presentazione dei Palinsesti quest’estate ma potrebbe arrivate il prossimo dicembre 2026 quando, a contratto scaduto, capiremo quali saranno le sorti lavorative di Enrico Mentana. Da alcune settimane, infatti, il direttore del Tg La7 ha iniziato a raccontarsi come piuttosto infastidito della assenza di politici e ministri di Destra nelle trasmissioni del canale di cui fa parte. Una lamentela che sbuca dal nulla e proprio a pochi mesi dal suo possibile (come no) rinnovo contrattuale con l’emittente di Urbano Cairo. A destare maggior clamore sono state le dichiarazioni che il giornalista ha rilasciato in chiusura della sua ospitata all’evento Una Montagna di Libri andata in scena sabato 18 agosto 2026 presso l’Alexander Giarardi Hall di Cortina. Leggiamo le sue parole e facciamo un approfondito commento alla faccenda.
Mentana frigna con La7 per l’assenza di politici di Destra sul canale
“Cosa farò dal 1° gennaio? Il 1° gennaio è lontano però ho già detto più volte, e lo dico con l’estrema franchezza con cui ho parlato con voi, a me non fa piacere stare in una situazione in cui parlano solo quelli di una parte e non ci sono quelli dell’altra” – spiega Mentana, poi contraddicendosi – “E però quando ci sono quelli dell’altra sembra una sceneggiata napoletana… tipo “Vieni avanti Bocchino”. Perché quando arriva un guastafeste viene sempre rintuzzato. Allora ci sono due possibilità: o a La7 ci si apre a proporre qualcosa che possa essere vista da tutti oppure penso che potrà andare a fare altro nella vita..”.
Ma a La7 mancano davvero voci di Destra?
Mentana mente sapendo di mentire. Non è uno scioglilingua ma quello che possiamo commentare a seguito di queste dichiarazioni fatte dal direttore del Tg La7. Perché non è assolutamente vero che sul canale di Urbano Cairo manchino le voci di Destra, anzi nelle stragrande maggioranza dei casi i talk di La7 sono strutturati proprio nell’ottica di avere in studio ospiti delle due fazioni opposte. Basti pensare alla sfilza di ospitate dei direttori o dei giornalisti di Destra che occupano quotidianamente i collegamenti o le poltrone dei programmi di punta: da Pietro Senaldi a Iralo Bocchino, passando per Francesco Borgonovo, Francesco Giubilei o Alessandro Sallusti. Lo stesso Tg La7 ha una vice-direttrice, Gaia Tortora, che non nasconde affatto di essere di Destra, tanto che allo scorso referendum per la riforma della Giustizia è scesa in campo prestando il fianco alle idee del Governo Meloni.
E perché non ci sono i politici di Destra a La7?
Visto che al direttore è venuta questa inedita voglia di infilare il naso nei programmi degli altri colleghi, potrebbe essersi chiesto come mai politici o ministri di Lega e Fratelli d’Italia non appaiono mai su La7. Se se lo fosse chiesto davvero, la risposta gliel’avrebbe potuta dare un suo collega di canale, ovvero Corrado Formigli. Come pubblicamente rivelato in una puntata del 2023 di Piazzapulita, il condurre aveva spiegato che non è volontà di La7 evitare di invitare persone di Destra ma.. è l’esatto contrario: sono i partiti di Maggioranza ad aver imposto un veto sul canale di Urbano Cairo. “Vorrei rivolgere una domanda ai leader dei due principali partiti di Governo, Giorgia Meloni e Matteo Salvini, chiedo loro di motivare con chiarezza le ragioni per le quali nessun esponente di Fratelli D’Italia e Lega accetti di partecipare al nostro programma, dai vertici fino all’ultimo consigliere municipale. Ogni settimana noi proviamo ad inviare esponenti di questi due partiti” aveva svelato il conduttore raccontando di una triste ospitata cancellata in extremis dal partito a cui fa riferimento le Sorelle Meloni.
Il fatto che ci sia un vero lo denotano anche fatti pubblici: ad esempio, fin tanto che Vannacci era nella Lega, mai è apparso su La7; ma non appena l’ex generale ha deciso di formare una sua realtà partitica, l’uomo è apparso in ben due trasmissioni del settimo canale in appena un paio di mesi. Dunque, il problema forse non è La7 ma semplicemente una classe politica poco avvezza al confronto?








