Mediaset

Antenne, sconti e permessi: ora il Governo Meloni aiuta Mediaset (e non la Tv di Stato!)

Tv Italiana 03/04/2024

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Chi conosce la storia della televisione italiana e dei suoi numerosissimi canali saprà già per certo che la vita del gruppo Mediaset in Italia è costellato da una numerosissima serie di salvagenti lanciati negli ultimi 40 anni dai vari Governi in salvaguardia del business della famiglia Berlusconi: i boomer ricorderanno certamente  il “Decreto Berlusconi” firmato dall’amico di famiglia Bettino Craxi a seguito di uno spegnimento coatto dei canali del Biscione in quanto reputati pirata nel 1984; altri invece ricorderanno il cosiddetto Lodo Rete4 che permise a papà Silvio di tenere “in ostaggio” le frequenze del tasto quattro del telecomando nonostante fossero di proprietà di un’altra società, tale Europa7. È seguito poi un riordino delle frequenze grazie ad una Legge Gasparri che però è costata alla collettività una multa da dieci milioni di Euro nel 2012. Soldi pubblici spesi per rimettere in ordine faccende fra due aziende private stando alle sentenze della Corte Europea dei Diritti dell’Uomo. Nonostante i già clamorosissimi aiutini, sembra proprio che il nuovo corso di Destra del Governo italiano si stia nuovamente muovendo in favore della tv berlusconiana: nelle cronache delle ultime settimane sono apparse ben tre notizie riguardarti agevolazioni e permessi di cui beneficerà il network di Cologno Monzese.Ecco quali.

Mediaset vuole produrre meno fiction: arriva l’ok del Governo
Ce ne aveva già parlato Il Fatto Quotidiano lo scorso febbraio: Mediaset aveva fatto richiesta ad un organo di Stato di ridurre le quote obbligatorie annue che lo Stato impone ai grandi player sulla produzione di audiovisivi (film, fiction, serie tv). Nella stessa richiesta, inoltre, la tv berlusconiana chiedeva di poter inserire nelle suddette quote minime anche il denaro impiegato per acquistare e doppiare serialità provenienti dal mercato europeo. Richieste lecite o meno, le Commissioni VII e IX hanno dato l’ok. Come spiega e-duesse.it:

Le emittenti commerciali riservino alla produzione o acquisto di opere europee realizzate da produttori indipendenti una quota dei propri introiti netti annui in Italia del 10%. Si ridimensionano anche le quote per i servizi di video on demand […] Si riduce inoltre la sottoquota cinema, che passa dal 3,5% all’1,75% per le televisioni commerciali.

Misure a ribasso in favore delle tv commerciali e private, non di certo per la Tv di Stato che manterrà tutti gli obblighi del passato.

Mediaset vuole le antenne di Rai Way: arriva l’ok del Governo

In un articolo de La Repubblica datato 26 marzo 2024, la redazione del quotidiano annuncia che il Governo avrebbe dato il suo via libera all’acquisizione di una potenziale grossa fetta dei ripetitori RaiWay alla famiglia Mediaset. Leggiamo:

Il governo benedice le nozze tra Rai Way e Ei Towers. Una mossa che non dispiacerà nemmeno a Pier Silvio Berlusconi, che da tempo auspica un campione italiano delle torri. L’atto che unirà le antenne della tv di Stato e quelle in possesso di Mediaset (40%) e F2i (60%) è un Dpcm atteso subito dopo Pasqua, anche se fonti di Governo non escludevano un passaggio giaà al Consiglio dei ministri. […] Le regole per i contraenti sono di fatto pronte: il decreto che sarà firmato dalla premier Giorgia Meloni dovrebbe eliminare la soglia del 30% fissata dal Dpcm sottoscritto nel febbraio 2022 da Mario Draghi per dare alla Rai la possibilità di ridurre la propria quota di partecipazione nel capitale di Rai Way.  […] Fino al 2022 lo statuto di Rai Way, che controlla il 65% delle torri, prevedeva un limite al 51%. Ora si cambia e il nuovo Dpcm potrebbe eliminare anche il limite del 30%, confermando la volontà politica di portare avanti la fusione con i “rivali” di Ei Towers. L”operazione è promossa dal governo perchè porterà’ sinergie e risorse in Rai: l’impegno assunto dal ministro dell”Economia Giancarlo Giorgetti è quello di destinare le risorse alle attività del servizio pubblico.

In definitiva, il Governo Meloni da l’ok alla vendita di una fetta del patrimonio Rai al fine di ricavare pochi liquidi da spendere fra le mura della TV di Stato. E c’è chi non sta zitta a guardare: il segretario nazionale di Slc Cgil, Riccardo Saccone, ha commentato la suddetta operazione spiegando che a suo dire “il tutto rafforza la convinzione che dietro questi progetti non ci sia tanto un piano industriale ma un progetto per far cassa ed estrarre valore per il mercato a danno degli interessi della collettività […] Indebolendo ancora di più la presenza dello Stato in settori strategici, regalandoli a dinamiche di mercato che hanno spesso dato prova di non fare gli interessi del paese, un caso su tutti quello di Tim“.

Mediaset non vuole spendere in cartoni animati italiani: arriva l’ok del Governo
Poco meno di un mese fa, l”Associazione delle aziende italiane dedicare alla realizzazione di serie tv animate (Cartoon Italia) ha lanciato il suo grido d’allarme sulle pagine di The Hollywood Reporter in un articolo intitolato “Mediaset non vuole i cartoni animati italiani”. Leggiamone alcun passaggi:

Cartoon Italia, l’Associazione delle aziende italiane di animazione
critica la posizione di Mediaset sugli obblighi di investimento
perché metterebbe a rischio la produzione made in Italy dei programmi
per bambini e ragazzi. […] L’Italia è il Paese europeo che ha sul suo territorio più canali
televisivi destinati a bambini e ragazzi ma è anche l’unico Paese in cui è solamente il
servizio pubblico, con RAI Kids, ad investire nei cartoni animati
italiani.
RAI ha un obbligo di investimento sui programmi per bambini e ragazzi mentre gli altri operatori osteggiano l’introduzione di una sotto-quota anche per la loro programmazione. In testa sembra esserci
Mediaset. La giustificazione dell’emittente è che non vuole imposizioni nelle
scelte editoriali.

 Secondo il portale “Mediaset sta facendo valere tutta la sua influenza sul Governo nell’osteggiare la sotto-quota animazione“. Una influenza che a quanto pare ha colpito nel segno. Stando a quanto riporta La Stampa:

Contro il parere del MIC e della Commissione Cultura, il Consiglio dei
Ministri decide di bloccare l’animazione italiana per tv private […]  È stato rivisto il Testo unico dei servizi media audiovisivi ed è stata
eliminata in sostanza la possibilità di introdurre sottoquote
di
programmazione e investimento per le tv private.

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