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Tele Meloni finisce in Tribunale: Rai travolta da una class action popolare

Presentata al TAR del Lazio una class action su base popolare contro l'occupazione politica della Rai: "Occupazione come metodo".

Tv Italiana 20/03/2026

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Di Tele Meloni se ne parla da oramai dal 2022, anno di insediamento dell’atuale Premier che fin dalle sue prime dichiarazioni pubbliche non nascose il suo interesse a voler liberare” la Rai da “una certa fazione politica”. Da quelle parole, attorno alla tv di stato è scoppiato il caso Tele Meloni: un neologismo nato per raccontare quanto i canali tv, radio e media dell’emittente pubblica si sia riempiti di volti vicini a Giorgia Meloni, ai suoi ministri e/o più in generale vicini alle idee politiche di Destra. In questo grande calderone ci è finito un po’ di tutto: la cacciata subita da Flavio Insinna, ingresso di Pino Insegno e Mario Sechi come conduttori, il recente doppio programma per Tommaso Cerno, il contratto volutamente non rinnovato a Fabio Fazio, le misteriose seconde serate affidate a Barbareschi e Giorgino nonostante Rai aveva annunciato la chiusura di talk show notturni e tanto altro… Per tre anni sono volati articoli, accuse, polemiche, smentite ed affini. Qualcuno però ha voluto fare di più: portare Rai e Tele Meloni in tribunale.

Tele Meloni finisce in Tribunale: una class action contro Rai

A darne notizia è il portale d’informazione L’Indipendente. Secondo le informazioni da loro raccolte, “È stata depositata presso il TAR del Lazio una class action popolare contro la Rai e il Ministero dell’Economia e delle Finanze per porre fine alla occupazione partitica del servizio pubblico radiotelevisivo“. Firmatari di questa operazione sono l’associazione Generazioni Future (rappresentata dal professor Ugo Mattei, docente di Diritto civile all’Università di Torino) e Media Pluralisti Europei. L’articolo svela che il motivo principale di questa azione legale è quella di far in modo che Rai inizi a seguire le direttive europee sulle tv pubbliche, norme che sono in vigore dallo scorso agosto e su cui la tv affidata a Roberto Sergio e Giampaolo Rossi sembra far finta di nulla: “L’azione legale collettiva, che ha già raccolto oltre diecimila adesioni, denuncia la violazione del Regolamento europeo 2024/1083, il cosiddetto Media Freedom Act, entrato in vigore lo scorso 8 agosto 2025, che impone l’indipendenza editoriale e funzionale dai condizionamenti politici. Nella realtà. il metodo dell’occupazione partitocratica e della spartizione del servizio pubblico continua a segnare, senza soluzione di continuità, le dinamiche interne alla Rai”.

Fra gli esempi portati in oggetto c’è la formazione del Consigli d’Amministrazione Rai, attualmente composto da 6 membri su 7 eletti dal Governo fra Camera, Senato e Ministero delle Finanze. A tal proposito, il Prof. Ugo Mattei ha spiegato: “L’occupazione della Rai, dopo entrata in vigore del Media Freedom Act, ha raggiunto un nuovo livello. Non è più soltanto politicamente vergognosa ma oggi è anche smaccatamente illegale. Sulla Rai emerge in modo chiarissimo il comune interesse all’occupazione […] E una vera contrapposizione fra chi vuole la Rai bene comune e chi vuole mantenerla come puro strumento di propaganda. Il popolo contro la Casta. Lo strumento giuridico della class action può dare al primo uno strumento per coalizzarsi per difendere i beni comuni“.

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