Rai
La Comunità Scientifica Italiana protesta: ‘Non chiudete Rai Scuola’
In una lettera aperta, rappresentanti della comunità scientifica italiana chiedono a Rai di non chiudere Rai Scuola: ecco le loro motivazioni.
Tv Italiana 29/08/2026

La Rai non riesce a stare fuori da polemiche e controversie per un mese intero. Oltre alla grande bufera che in queste ore si sta scatenando sull’editto piovuto sulla testa di Sigfrido Ranucci (non condurrà Report dal prossimo ottobre 2026), anche sul fronte Rai Scuola le polemiche non si sono spente, anzi… Ora a mettere becco nella decisione di cancellare il canale culturale dalla tv di stato è un gruppo rappresentativo della comunica scientifica italiana. Da quest’ultimi non è stata affatto gradita la volontà della tv di stato governata da Giampaolo Rossi di spazzare via una emittente basata sui contenuti istruttivi per sostituirla con un flusso continuo di programmi di cucina, agricoltura e paesaggi tanto da vedersi costretti alla pubblicazione di una lettera aperta indirizzata proprio alla Rai, con tanto di rimostranze e richieste. Leggiamo le loro parole nel prossimo paragrafo.
La Comunità Scientifica Italiana protesta: ‘Non chiudete Rai Scuola’
“La chiusura di Rai Scuola è una ferita per la cultura italiana e un danno diretto alla scienza pubblica” – scrive un rappresentativo di 28 personalità di spicco della comunità scientifica italiana in una lettera aperta rivolta alla Rai – “Chi firma questa lettera (ricercatrici e ricercatori, docenti universitari, e lavoratori degli enti di ricerca) ha sostenuto a lungo Rai Scuola, partecipando spesso ai suoi programmi. E lo ha apprezzato come spazio di libertà: Rai Scuola sfugge alle logiche pubblicitarie e ai dettami della televisione commerciale. È pubblica, è di tutti e per tutti, giustifica e dà senso al canone pagato da ogni cittadino. E dà senso anche al nostro lavoro. Alle università e agli enti di ricerca, infatti, la legge chiede di restituire alla società la conoscenza prodotta con denaro pubblico. Ma perché la ricerca arrivi ai cittadini servono professionisti capaci di mediare, di trasformare un risultato scientifico in un racconto comprensibile senza tradirlo. Rai Scuola era uno di quei pochi luoghi. Senza mediazione pubblica non c’è terza missione. Senza Rai Scuola alla ricerca italiana restano l’occasione episodica e la comunicazione dei singoli enti: che non è la stessa cosa, perché il racconto pubblico della scienza comprende anche l’incertezza, l’errore, il conflitto tra ipotesi, e per questo ha bisogno di essere indipendente”.
La lettera continua: “Con Rai Scuola non chiude solo un canale: chiude una redazione di professionisti della televisione che negli anni si erano specializzati in scienza, una competenza rara, che non si improvvisa e non si ricostruisce in pochi mesi. Ed è il fatto più grave. Perché non si tratta di una riorganizzazione: si sostituisce una rete dedicata alla scuola, e più in generale alla formazione scientifica del pubblico, con una rete dedicata al racconto del “territorio” e dell’identità nazionale. È un cambio di missione al ribasso, che impoverisce l’intera televisione pubblica italiana. Si dirà che gli Ascolti erano bassi. Ma quei numeri (comunque non bassissimi, e con un gradimento alto) resistevano ad anni di prosciugamento delle risorse, anni di repliche, che hanno prevedibilmente condannato la rete ben prima della chiusura. E soprattutto sono numeri che non misurano quello che più conta”.
Le parole volgono in alcune richieste che la comunità scientifica italiana trova necessarie:”Le eccellente del territorio? Ma anche la scienza è un’eccellenza di questo Paese, e il racconto pubblico della scienza è parte della missione del servizio pubblico e non una voce di spesa da comprimere. Non ci interessa difendere un numero sul telecomando. Se quelle competenze e quelle risorse trovassero casa altrove andrebbe bene lo stesso. Quello che non può sparire è il luogo dove quel lavoro si fa. Chiediamo: 1. La redazione scientifica sia ricostituita e adeguatamente finanziata; 2. Si finanzi e si potenzi la produzione di contenuti originali, e non solo la messa in ordine dell’archivio; 3. L’offerta su RaiPlay sia un’aggiuntiva e non un sostituto della programmazione tv; 4. Si apra un confronto con la comunità scientifica, con la scuola e con l’università sulla missione formativa del servizio pubblico“.
Fra i circa trenta firmatari di questa lettera aperta rivolta alla Rai, spiccano anche Giorgio Parisi (Premio Nobel per la fisica), Patrizia Caraveo (Presidente Società Astronomica Italiana e Dirigente di Ricerca INAF) e Alessandro Reali, (rettore dell’Università degli Studi di Pavia). Trovate la lettera completa e l’elenco dei firmatari sul sito Scienza in Rete. Nel frattempo, avanza senza sosta la raccolta firme che chiede l’annullamento della chiusura di Rai Scuola, che in appena cinque giorni ha ampiamente superato le 100 mila sottoscrizioni. Rai vorrà continuare a fare scena muta negli interessi del nuovo canale meloniano?








