Polemiche

Il direttore del Tg1 Chiocci assunto grazie a Tele Meloni: le dichiarazioni shock

Il direttore del Tg1 Gian Marco Chiocci ammette di esser stato assunto grazie alla solida amicizia con la Premier Giorgia Meloni.

Tv Italiana 20/06/2026

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Da un paio di giorni presso la redazione del Tg1 c’è grossa agitazione. E il motivo non ha nulla a che vedere con qualche gaffe detta durante e dirette dei Mondiali di Calcio o dei problemi tecnici durante un notiziario. No, a creare imbarazzi stavolta è il direttore del Tg1 Gian Marco Chiocci che, a seguito di alcune assurde dichiarazioni, ha mandato in rivolta le giornaliste e i giornalisti che lavora dietro le telecamere del telegiornale più seguito d’Italia. Tutto parte dallo scorso fine settimana, periodo in cui Chiocci ha presenziato all’evento Incontri a Palazzo organizzato dall’emittente tv locale TeleNord presso Palazzo del Melograno a Genova. L’intervistatore ha posto al direttore del Tg1 una ricca serie di domane che sono sfociate spesso in dichiarazioni che lasciano poco spazio all’interpretazione e invece molto a Tele Meloni, ovvero all’idea che la Destra guidata dalla premier abbia occupato la Rai nei suoi spazi di maggior pregio.

Chiocci, direttore TG1: “Meloni? Le sono grato per dove sono ora”

“Qual è il mio rapporto con Giorgia Meloni? Un rapporto molto personale… La conosco da tanto tempo – ha spiegato Gian Marco Chiocci -“La stimo molto e le sono grato per esser arrivato dove sono arrivato. […] Poi io racconto sempre questa cosa ma nessuno ci crede: lei sul telegiornale non mette becco mai perché comunque di me si fida. Giorgia Meloni è così come la vedere… Poi, vabbè, io sono di parte perché sono amico suo…. Queste dichiarazioni hanno aperto un fuoco di guerra dentro la redazione del telegiornale in quanto Chiocci avrebbe detto in maniera praticamente palese di esser stato raccomandato dalla politica nel suo ruolo di direttore. E Il Post in qualche modo lo certifica facendo un breve riassunto della carriera del giornalista. Chiocci era direttore dell’agenzia stampa AdnKronos dal 2018 al 2023, anno in cui arrivo come un fulmine a ciel sereno l’assunzione come direttore del Tg1 senza particolari pregressi nella tv di stato: “venne assunto come direttore del TG1 a giugno del 2023, nel primo anno del governo di Meloni” si legge sul quotidiano online. Lo stesso portale sottolinea che quel sornione “si fida”, altro non è che un modo molto elegante per rimarcare che esiste un rapporto di fiducia e sudditanza, da controllore verso la Premier più che verso la libertà di stampa. Sebbene nella sua intervista abbia detto anche altre cose che meriterebbero una approfondita discussione, tutti si sno focalizzati sul succitato grave passaggio.

La protesta di UsigRai

I primi a scattare sull’attenti sono stati i rappresentanti di UsigRai, il sindacato delle giornaliste e i giornalisti Rai: “Il Tg1 non è grato alla Premier e non ha bisogno della sua fiducia, se non nella misura in cui ha bisogno di quella di qualsiasi altro cittadino. Guardiamo con stupore l’intervista pubblicata su Telenord.it, in cui il direttore della principale testata italiana raccontava il suo rapporto con la Presidente del Consiglio. Apprezziamo la reazione di colleghe e colleghi del Tg1 che, a prescindere dalla formazione culturale e dalle proprie idee, ritengono un aspetto irrinunciabile la difesa della propria autonomia. Un valore che Usigrai difende dal 1984. La storia del Tg1 non nasce tre anni fa. Il legame tra il Tg1 e gli italiani non è vicenda degli ultimi anni. La redazione ha sempre lavorato con grande professionalità e le notizie le ha sempre cercate. La trasparenza e l’equidistanza della testata non possono essere messe in discussione da rapporti personali con qualsiasi politico, di qualsiasi colore o schieramento. Pur non condividendo nulla di quanto detto dal direttore ne apprezziamo la sincerità. Ha confermato quanto Usigrai dice da anni rispetto all’ingerenza dei governi di ogni colore politico nelle nomine in Rai: speriamo che aver gettato la maschera serva finalmente a dare una scossa, convincendo chi governa a cambiare la legge di governance, come chiediamo da anni. Una riforma che finalmente liberi la Rai dall’oppressione della politica. Tutta”.

Il j’accuse di Piccolotti (Avs)

“Gian Marco Chiocci, direttore del Tg1, ha dichiarato in un’intervista di essere di Destra e di essere molto grato a Giorgia Meloni. Direi che ce ne eravamo accorti. Il Tg1 è da anni un megafono del Governo Meloni e l’unica cosa che possiamo apprezzare di questa intervista è la sincerità” – lo afferma Elisabetta Piccolotti di Avs – “Di fronte a un’ammissione così candida speriamo che tutta la politica si faccia un esame di coscienza sul condizionamento della Rai nelle stesse ore in cui la Destra occupa anche le poltrone di Rai Parlamento. Va ricordato inoltre che l’attuale governance della Rai è in violazione dell’European Media Freedom Act dall’8 agosto scorso: se questa situazione non cambia, saranno gli italiani a pagare i costi di una procedura di infrazione europea pur di permettere a Meloni di coccolare il suo direttore di fiducia. La nostra proposta di riforma, che metterebbe il servizio pubblico al riparo dalle ingerenze dei partiti, è in campo e a disposizione di chiunque voglia discuterne seriamente“.

La riunione di fuoco

Secondo quanto riporta Il Foglio, la faccenda è stata discussa in una assemblea di redazione davvero infuocata. Davanti alle rimostranze dei giornalisti, Chiocci avrebbe risposto con tono accusatorio: “Mi chiamano per chiedermi perché non metto quel pezzo e come lo metto. C’è qualcuno di noi che li avverte. A volte mi vengono riferite, da esponenti di primo piano della politica, battute fatte in riunione. Mi viene chiesto conto di quello che diciamo. Pezzi da novanta mi telefonano citando quella battuta di un redattore fatta tra noi. Ma siete giornalisti o siete l’ufficio stampa della politica? In Rai comanda la politica. E fare finta di non saperlo e scandalizzarsi improvvisamente è da ipocriti, e io ipocrita non sono”. Nel lunghissimo articolo che sembra quasi una lunga intercettazione, il direttore giustifica le raccomandazioni sostenendo di averne viste e ricevute un po’ da chiunque “Io non mi scandalizzo di tutte le raccomandazioni che ricevo. Dalla politica, dalle forze dell’ordine, dal clero, persino da uno chef stellato che mi ha segnalato uno di voi. Ma, dico io, se volete un incarico: venite voi a chiedermelo […] Le pressioni politiche sono dirette o indirette, esplicite o implicite, ma in Rai sono quotidiane. Vogliamo reagire a tutto questo, o pensate che il problema sia io che ne parlo? “.

A chiudere questa riunione, ci ha pensato Paolo Sommaruga della redazione Spettacolo: “Ahò, ’sto direttore sarà pure un fascio ma c’ha ragione”.

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