Polemiche

Tv Talk critica Ghali a Sanremo: ‘Non doveva dire Stop al Genocidio, si schiera da una parte’

Tv Italiana 18/02/2024

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Mentre davanti alle principali sedi Rai continuano le manifestazioni contro le parole fatte leggere a Mara Venier e scritte dall’AD Roberto Sergio in difesa di Israele a proposito dei bombardamenti sulla Striscia di Gaza, fra quotidiani e social si continua a prendere le difese di Ghali che con il suo “Stop al genocidio” urlato sul palco del Teatro Ariston ha aperto gli occhi e le coscienze degli italiani su un conflitto accesso da tanti, troppi, mesi. Di questo tema se n’è occupato anche Tv Talk: la trasmissione avrà preso le difese di Ghali o dell’Amministratore Delegato? Per sviscerare il tema, il dibattito condotto da Massimo Bernardini ha annullato ogni riflessione puntando quasi tutto sull’uso della parola “genocidio”.

Tv Talk critica lo “Stop al Genocidio” di Ghali a Sanremo 2024

Proprio in apertura della puntata del 16 febbraio 2024, Tv Talk si è occupato dal caso Ghali interrogando i suoi ospiti. Il primo a esporsi è stato Maurizio Caverzan, giornalista de La Verità:

Ha scatenato una reazione a catena, fino ad oggi. Moretti diceva che le parole sono importanti e “genocidio” è una parola importante. C’è stato il Genocidio degli armeni durante la Prima Guerra Mondiale, poi è seguito l’Olocausto… Con quelle tre parole, scatenare una sequenza di fatti a cui stiamo assistendo ora… Insomma, bisognava essere più responsabili.

Che il focus del dibattito sia quello di demonizzare quello “stop al genocidio” urlato dall’artista dalle radici tunisine, lo si denota anche dalla domanda fatta subito dopo dal conduttore e dalla risposta ricevuta da una seconda giornalista.

Massimo Bernardini: “Per il pubblico generalista, che peso hanno questi messaggi che possono essere controversi ma che arrivano da giovani cantanti che fanno canzoni?”

Marta Cagnola, Radio24: “Viviamo nell’era degli hashtag e degli slogan. Quindi per una posizione condivisibile come il cessate il fuoco o lo stop ai bombardamenti e sui civili, ha funzionato tantissimo quello Stop al Genocidio che è diventato anche un hashtag. Il vero problema è che quello ha un significato estremamente delicato e dibattuto anche in sedi internazionali. Ghali ha reso una posizione assolutamente legittima come il desiderio di avere la pace ma confondendola e intrecciandola con una terminologia schierata che potrebbe risultare fuorviante. Questa sloganizzazione porta raramente a qualcosa”.

Al discorso si accoda anche Gino Castaldo, speaker di Rai Radio2:

Posso aggiungere una cosa? Vorrei ricordare che noi possiamo non essere d’accordo e dobbiamo dirlo… Ricordiamoci che il mestiere degli artisti è quello di rompere le scatole. Dobbiamo accettarlo e rispondere con le nostre idee, il nostro pensiero. Quando un artista fa una cosa del genere se ne prende le responsabilità! Certo, può usare parole fuori luogo ma è brutto impedirgli di fatto: bisogna rispondergli ma bisogna farli parlare.

La trasmissione dibatte così tanto sullo slogan di Ghali che Caverzan de La Verità sente la necessità di sottolineare quanto detto dai colleghi in studio:

Torno sul discorso di prima per dire che un conto è dire “Cessate il fuoco”, “siamo per la pace”, un altro discorso è dire “stop al genocidio” perché è schierarsi da una parte. Ed è successo senza la necessità di un contraddittorio o di una precisazione in diretta…

Secondo la trasmissione di Rai Tre, dunque, gli sbagli commessi di Ghali sono stati quello di usare uno slogan condito da termini – a loro dire – errati oltre a quello di essersi schierato “da una parte”, come se il suo brano già pre-selezionato dagli organizzatori del Festival non fosse sufficientemente schierato.

A corredo di queste riflessioni parecchio problematiche, vorremmo aggiungere a corredo cosa spiega l’Enciclopedia Treccani a proposito del significato della parola Genocidio:

In che cosa consiste il genocidio? Qui la gamma delle risposte possibili nella letteratura specializzata è molto più ampia: si va dallo sterminio fisico dei membri di un gruppo, alla distruzione della loro cultura (nota, più propriamente, come ‘etnocidio’) e, infine, alla semplice persecuzione.

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