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Belve Crime 2026: Raffaele Sollecito fra gli ospiti del 19 maggio

Gli ospiti e e dichiarazioni della nuova puntata del 19 maggio 2026 di Belve Crime: il talk sulla cronaca nera con Francesca Fagnani,

Tv Italiana 19/05/2026

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Continua Belve Crime: il talk show sui fatti della cronaca nera che vede Francesca Fagnani intervistare protagonisti dei casi più noti alle scene nazionali pescando fra testimone, accusati, colpevoli a ingiustamente tali. Nella nuova puntata in onda martedì 19 maggio, la trasmissione in onda in prima serata su Rai Due intervisterà tre personalità introdotte da un breve spiegone realizzato da Elisa True Crime, youtuber e podcaster che presenterà il protagonista e la sua vicenda di cui si andrà a parlare. Anche in questa edizione, alcuni degli incontri fra la conduttrice e i suoi intervistati potrebbero avvenire in luoghi di detenzione con lo scopo di “esplorare il lato oscuro dell’animo umano”, spiega il claim della trasmissione. Scopriamo nel prossimo paragrafo gli ospiti previsti nella nuova puntata di Belve Crime.

Belve Crime 2026: gli intervistati del 19 maggio

  • Raffaele Sollecito, imputato con Amanda Knox per il delitto di Perugia del 2007 e assolto in via definitiva nel 2015;
  • Teresa Potenza, prima donna ad avere il coraggio di rompere il muro di omertà sulla mafia foggiana, diventando testimone di giustizia, ripercorre gli anni accanto al boss di Cerignola Giuseppe Mastrangelo;
  • Alessandra Giudicessa, diventata popolare con la sorella Valentina per il ruolo delle gemelle cleptomani nei film “Come un gatto in tangenziale”.

Belve Crime: le dichiarazioni di Raffaele Sollecito

Moltissime persone credono che io abbia pagato troppo poco” rivela Sollecito sullo sgabello di Belve Crime.“50 e 50?” incalza Francesca Fagnani. “Il 70 per cento crede che io sia colpevole”. Questo pregiudizio secondo Sollecito ha ancora delle ripercussioni sulla sua vita. “Ci sono state aziende che mi hanno stracciato il contratto di lavoro dopo avermelo fatto firmare appena hanno scoperto la vicenda che mi riguardava”.

“Mi spiega che cosa significa minacciato?” è l’invito di Fagnani a Sollecito per circostanziare un’accusa così grave. Sono stato in questura tutta la notte. Ero lì per dare chiarimenti, senza essere indagato. Ma quando sono arrivato mi hanno messo la luce in faccia e, oltre a intimidirmi, uno dei poliziotti mi ha detto: se ti alzi da questa sedia ti riempio di botte e ti lascio in un lago di sangue. Mi hanno detto che stavo continuando a proteggere quella “vacca”…. Mi dicevano che sarei stato tutta la vita in carcere”. Nel corso dell’intervista Sollecito ripercorre i momenti della detenzione in isolamento quando ha cominciato a dare segni di squilibrio psichico. “Ha detto di aver avuto una specie di deprivazione sensoriale, che certe volte non si rendeva nemmeno conto di essere nudo o vestito”, ricorda la giornalista. “Sì. Ho avuto paura di impazzire”.

Belve Crime: le dichiarazioni di Teresa Potenza

In un racconto drammatico, Teresa Potenza descrive a Fagnani le violenze, le torture e le umiliazioni subite negli anni della relazione con il boss mafioso: “Una sera mi portò in aperta campagna, mi mise la pistola in bocca poi in testa, mi prese per i capelli, mi urinò in faccia e mi disse: tu che vuoi scappare da me meriti questo. Ora scegli: vuoi essere violentata dai miei amici o ti faccio uno sfregio sul viso?”. La testimone affida a Fagnani il resoconto criminale di quel tempo, accanto ad uno spietato killer. Come quando Mastrangelo le confessò uno dei delitti simbolo della guerra di mafia di Cerignola: il triplice omicidio di ragazzi innocenti poco più che ventenni, uccisi e fatti sparire soltanto perché visti in un bar con alcuni esponenti di un clan rivale. “Sono stato io ad ammazzare quei tre ragazzi” è la rivelazione di Mastrangelo riportata da Potenza. Un racconto che la testimone ricorda ancora oggi con terrore: “Diceva: loro piangevano, gridavano come conigli. Uno ha visto morire l’altro”.

Le testimonianze di Teresa Potenza sono state decisive per l’operazione Cartagine, la maxi inchiesta che è riuscita a infliggere il primo durissimo colpo alla mafia di Cerignola.”Sono una vittima mancata di lupara bianca” dice oggi, raccontando di aver temuto più volte di morire. In particolare la testimone riferisce un episodio: “una sera Mastrangelo mi mise la pistola in bocca, poi alla testa. Lui era molto esaltato, fatto di cocaina, era fuori di sé. Lui diceva: io sono Dio, io decido chi vive e chi muore qui. Tu non sai cosa ho insegnato io ai ragazzi sotto di me. Io ho insegnato come si ammazzano le persone, io ho insegnato come si seppelliscono le persone“.

Potenza confessa a Fagnani anche il momento della svolta. Quando cioè decide di fuggire, dopo essere stata sequestrata per settimane dal boss, portando nel grembo il figlio di Mastrangelo. Ed è per lui, per quel bambino, che ha voluto rompere per la prima volta il muro di omertà della mafia foggiana, collaborando con i magistrati e raccontando, da testimone innocente, tutto quello che aveva visto in quegli anni di orrore: “l’ho fatto per dare la possibilità a mio figlio di crescere libero”.

Belve Crime: le dichiarazioni di Alessandra Giudicessa

Le sorelle hanno davvero vissuto da professioniste del furto e con un padre che tirava avanti grazie alle rapine: “I soldi sono finiti subito. Ci siamo ritrovate come prima, anzi, pure peggio. Perché alla fine ci sono arrivate tutte le denunce della gente che, guardando il film, poi si è ricordata che eravamo andate a rubare davvero… Ormai dove entriamo ci vengono dietro le commesse. Magari vado a accompagnare i miei figli a comprarsi una cosa e ci sono dieci commesse che mi vengono dietro. Lasciano perfino le casse libere e stanno tutte a seguire me. Che poi magari entra un altro e gli porta via tutto. A me viene da ridere ma intanto mi viene da piangere”.

Poi una serie di confessioni: “Se mi dicono ladra mi offendo perché non mi sento una ladra, lo faccio per necessità. Ci rimango male se la gente mi dice che sono ladra, però lo sono! Mia sorella Valentina in questo momento sta agli arresti domiciliari e quindi non è potuta venire. Siamo due, magari una distrae e l’altra prende, capito? Quindi per loro il reato di destrezza è quello. Una parla alla commessa e l’altra ruba”. Non mancano i passaggi intensi dell’intervista dove Giudicessa ripercorre gli anni difficili dell’infanzia: “Nostro padre era sempre in galera e mamma ci ha messo in collegio da bambine. Siamo cresciute io e mia sorella da sole. Vorrei poter tornare indietro e cambiare tutto, mi taglierei le mani per avere una vita nuova”.

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